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"D'Alessandro,
nel
segno della poesia"
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Può
seppur
geniale
e
poetico,
un
segno
di
china
nera
esprimere,
fino
a
trasmettere
rigore
equilibrio
ed
onestà,
sia
personale
che
verso
gli
altri?
Lo
sanno
bene
tutti
coloro
che
hanno
avuto
il
piacere
di
contemplare
un
disegno
di
Nicolò
D'Alessandro.E'
questa
l'essenza
dell'arte
e
della
vita
(spesso
le
due
cose
convergono,
fino
a
diventare
quasi
una
sola,
per
poeti,
pittori,
scrittori,
etc.),
per
D'Alessandro,
uno
dei
maggiori
esponenti
dell'arte
grafica
in
Sicilia,
stimato
ed
apprezzato
in
tutto
il
mondo.
Sicuramente
la
disciplina,
il
tanto
meticoloso
lavoro
e
il
rispetto
dei
valori
umani
e
civili
sono
l'iter
creativo
delle
preziose
opere,
nonché
lo
spessore
umano
ed
artistico,
di
questo
straordinario
pittore.
L'assenza
del
colore
è
totale
nei
lavori
di
Nicolò
D'Alessandro,
per
esprimerne
la
rigidezza
morale
ed
esaltare
la
forma,
ribadita
con
l'utilizzo
della
tecnica
a
"china"
del
disegno.
Nonostante
tutto,
però,
davanti
ad
un'opera
dell'artista,
le
emozioni
non
sono
meno
forti
e
immediate,
di
quelle
suscitate
da
un
esperto
della
"tavolozza"
dei
colori.
Ci
si
può
perdere
dentro
lo
sguardo
delle
"sue"
donne,
di
quelle
musulmane
coperte
dal
mistero
del
chador;
sono
le
donne
dei
ricordi
d'infanzia
(D'Alessandro
è
nato
a
Tripoli,
in
Libia,
nel
'44),
di
quelle
conosciute
e
di
quelle
create
prima
dalla
sua
mente
e
poi
dalla
sua
eccezionale
mano,
miscuglio
di
tante
donne
ed
insieme
nessuna,
come
sublimazione
della
bellezza
e
della
perfezione.
Ci
si
può
perdere,
dentro
i
paesaggi,
le
situazioni
rappresentate
e
i
guerrieri
di
sempre,
in
luoghi
e
spazi
di
ogni
terra
e
di
ogni
tempo.
Cittadino
appassionato
nel
rispetto
delle
regole
e
della
società
e
allo
stesso
modo
abitante
di
nessun
luogo,
da
Tripoli,
ad
Agrigento,
a
Palermo
dove
orinai
vive
da
molti
anni,
D'Alessandro
conduce,
attraverso
i
suoi
lavori,
dalla
memoria
storica
di
un
passato,
forse
nostalgico,
alla
speranza
di
un
futuro
migliore
con
il
recupero
di
tanto
bistrattati
valori
di
sempre,
legati
all'equilibrio,
all'armonia
e
alla
bellezza,
rifiutando
un
presente
in
cui
l'artista
non
si
riconosce.
"Subiamo
una
cultura
che
accoglie
e
consuma
tutto,
tranne
la
qualità,
perché
quest'ultima
rappresenta
fatica,
impegno,
senso
della
storia,
creatività".
Grafico
e
disegnatore
di
successo,
il
pubblico
palermitano
risponde
puntualmente
numeroso
alle
sue
mostre,
sia
nella
città
dove
lavora,
sia
in
Italia
che
all'estero.
Ha
all'attivo
circa
sessanta
esposizioni
personali
e
quasi
centocinquanta
collettive.
Ne
è
passato
di
tempo
da
quando,
ancora
adolescente,
attingeva
dai
grandi
maestri
(da
Modigliani
a
Guttuso),
e
quasi
quaranta
dalla
sua
prima
mostra,
che
lo
vide
ragazzino
di
sedici
anni,
raccogliere
già
i
primi
successi;
e,
nonostante
affermi
che
tutti
possono
disegnare
("Il
segno
è
un
bisogno
primario
di
espressione,
esattamente
come
parlare")
questo
genuino
esponente
dell'arte
figurativa,
nel
frattempo,
ha
accumulato
tantissimi
riconoscimenti.
Non
si
contano
le
bibliografie
pubblicate
riguardo
alla
sua
attività,
così
come
innumerevoli
sono
i
premi
che
ha
ricevuto
in
seguito
alle
sue
mostre
tenute,
per
citarne
alcune,
a
New
York,
Mosca,
Praga,
Bratislava,
etc.;
e
tanto
generosi
sono
stati
nell'apprezzarlo
maestri
della
cultura
italiana,
come
Leonardo
Sciascia
ed
Ernesto
Treccani.
"L'arte
è
tutto
è
vita".
E
se
oggi
Nicolò
D'Alessandro
è
stimato
soprattutto
come
pittore
di
successo,
è
anche
un
intellettuale
completo:
le
sue
esperienze
vanno
dal
teatro
alla
letteratura,
ha
scritto
numerosi
saggi
sull'arte
e
sulla
cultura,
riscattandone
il
ruolo
primario
nella
vita
di
ogni
uomo
per
"non
buttare
il
cervello
all'ammasso,
così
come
oggi
fanno
tanfi
giovani".
Ho
citato
testualmente
dal
suo
saggio:
"Emergenza
culturale
a
Palermo",
pubblicato
nel
'95.
Perché
pensa
che
ci
sia
un'emergenza
cultura
a
Palermo?
"Perché
la
vita
culturale
"istituzionale",
che
è
tutt'altra
cosa
dalla
vera
cultura,
collisa
con
l'arroganza
della
partitocrazia
è
crollata.
è,
in
crisi,
e
quando
in
un
paese
si
abbassa
il
tono
complessivo
della
cultura
e
il
livello
del
dibattito,
qualcosa
certamente
non
va.
Dov'è
il
sano
e
umano
sdegno
degli
intellettuali
alle
finte
soluzioni
relative
all'emergenza
di
questa
città
martoriata
dall'incultura"?
Che
cosa
è
l'arte
per
lei?
Esiste
l'arte
a
Palermo?
"L'arte
è
la
salvezza
dell'uomo,
è
comunicazione,
è
carica
evasiva
per
affermare
la
propria
individualità.
è,
comunicazione
sociale.
L'arte
deve
essere
"sana
e
onesta",
"io
sono
un
artista
onesto",
non
creo
cioè,
conflitti
con
il
potenziale
osservatore,
creo
il
mio
lavoro,
con
e
per
chi
si
accosta
alle
mie
opere,
e
non
"contro".
A
Palermo
l'arte
esiste
nei
singoli
e
nei
pochi.
Non
è
arte
quella
dei
giovani
che
sporcano
e
imbruttiscono
la
città,
con
graffiti
falsamente
provocatori,
il
bisogno
di
esprimersi
con
creatività
spesso,
nell'artista,
nasce
dalla
sofferenza
e
dalla
necessità
di
cambiamento,
ma
le
rivoluzioni
si
fanno
osservando
attentamente,
lavorando
duro.
Solo
con
la
fatica
e
il
rispetto
di
se
stessi
e
degli
altri
si
possono
ricercare
nuovi
equilibri
e
l'ordine".
E
molto
apprezzato
dalla
gente
e
dai
critici,
si
può
ritenere
soddisfatto?
"Si
è
vero
il
mio
pubblico
mi
da
molte
soddisfazioni
e
accoglie
i
miei
lavori
numerosi
e
con
piacere.
Basti
pensare
che,
a
Palermo,
per
l'esposizione,
organizzata
in
forma
assolutamente
privata
e
avvenuta
in
seguito
all'anteprima
mondiale
di
presentazione,
tenutasi
a
New
York,
della
mia
opera
"La
valle
dell'apocalisse",
il
disegno
più
lungo
del
mondo
(83,50x150
metri),
l'affluenza
è
stata
di
3000
persone
paganti.
Ho
un'unica
tristezza
e
stupore
per
il
comportamento
delle
istituzioni
cittadine,
che
come
per
me,
anche
per
molti
bravi
esponenti
del
mondo
della
cultura
a
Palermo,
non
mi
hanno
mai
offerto
alcun
riconoscimento,
così
come
non
hanno
mai
collaborato
all'allestimento
di
mostre
artistiche
anche
collettive,
che
sicuramente
arricchiscono
la
città.
Avevo
pensato
di
fare
dono,
a
Palermo
della
mia
opera
più
grande
fra
quelle
mai
realizzate,
ma
piuttosto
la
regalo
a
Tokyo!
Lei
riesce
a
spiegarmi
perché
c'è
questa
estrema
chiusura,
da
parte
delle
autorità
politiche
cittadine,
verso
gli
artisti
siciliani
che
vengono
quasi
del
tutto
ignorati
a
discapito
della
città,
e
al
contrario
sono
continuamente
ospitati
e
gratificati,
anche
se
bravi,
troppi
esponenti
del
mondo
artistico
non
appartenenti
a
questa
terra?
Naturalmente
giriamo
la
domanda,
che
come
sempre
accade
non
otterrà
alcuna
risposta,
agli
organi
istituzionali
di
competenza,
troppo
impegnati
a
vantare
un
cambiamento,
per
metterlo
realmente
in
atto.
Ma
è
certo
che
la
vera
forza
di
questa
città,
sono
le
enormi
risorse
umane
di
cui
è
ricca,
spesso
potenziali
per
le
difficoltà
che
incontrano
ad
esprimersi,
ma
molte
reali,
come
nel
caso
di
Nicolò
D'Alessandro,
e
saranno
i
loro
sforzi
e
il
loro
operato
a
cambiare
veramente
Palermo
e
a
lasciare
le
tracce
della
sua
"bellezza".
Daniela
Faso,
Corriere
del
Mezzogiorno,
6
febbraio
1998
"Don
Chisciotte,
eroe
errabondo
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