"Dalle tele bianche ai segni neri"
Il segno nero e sottile è una presenza costante nelle opere di Nicolò D'Alessandro, pittore e illustratore che proprio in questi giorni espone una sessantina di opere a Cracovia, nella Galleria d'Arte dell'Istituto Italiano di Cultura in occasione del Festival Autunno Musicale dell'omonima città.
Nell'opera grafica di D'Alessandro, sia che si osservino le incisioni o i disegni a china, subito emergono i tratti caratteristici della sua ricerca artistica, in cui la linea a volte si spezza fino a divenire un fitto reticolato puntiforme. L'attenzione volta allo studio dei grandi maestri incisori del passato ­ Dürer, Schongauer, Bosch si rivela repentinamente attraverso i segni d'inchiostro nero che solcano la carta, confermandosi poi nei lavori come "La Malinconia" e "Il grande cavaliere", ispirato omaggio alle incisioni di Dürer. I personaggi, spesso femminili, posseggono un misterioso quid, avvolti da linee fittamente ripetute e poste in bilico tra un passato ancora incompiuto e un presente indefinibile.
Non a caso, infatti, le suggestioni nordiche alle quali l'artista attinge conducono all'esplorazione di mondi impossibili e mitologici, alchemici e insondabili
Le raffigurazioni dei Tarocchi, dei Mostri di Palagonia, della Valle dell'Apocalisse rappresentano, dunque, le paure ancestrali dell'uomo, filtrate dell'occhio di un artista che vuole difendersi con l'arma della bellezza, come ha sottolineato il "poeta futurista Giacomo Giardina nel "Ritratto d'autore" dedicato all'amico pittore.
L'artista, nato a Tripoli nel 1944 da genitori siciliani, dopo aver soggiornato in diverse città del mondo (Parigi, Atene, New York, Milano), si stabilisce a Palermo. Qui incontra il critico Francesco Carbone, ed entra a far parte del Centro Ricerche Estetiche da lui diretto. Partecipa attivamente alla vita artistica, spaziando tra pittura, teatro e redazione di scritti critici inerenti alla ricerca estetica. Espone nel 1969 le sue "tele bianche", dichiarando così la sua Particolare visione del ruolo dell'arte e degli artisti contemporanei ed "espone" se stesso quale artista-oggetto nel 1972, in uno spettacolo del Teatro Libero in cui è rappresentato un suo testo ("Dio è un fungo").
La sua intensa attività artistica ­ oltre settantadue le mostre personali realizzate dal 1963 ad oggi, più di centocinquanta le collettive ­ lo ha condotto ad esporre in molte città, tra le quali Amsterdarn, Bratislava, Madrid, New York Belgrado, Mosca.
Ricopre inoltre la carica (E' International Art Director della Cross Cultural. Communications di New York­ in occasione della mostra che si sta svolgendo in Polonia, inoltre, è stata organizzato un convegno in collaborazione con la cattedra italianistica dell'Università Jagellonica di Cracovia, una delle più antiche e prestigiose università europee. Al convegno, sul tema "Arte e letteratura", il pittore Nicolò D'Alessandro ha proposto una relazione sul tema "Arte e letteratura come luoghi della memoria", presentando fra l'altro il libro "La valle dell'Apocalisse", edito da Mazzotta.
Proprio questo è il titolo dell'opera a chine colorate, considerato "Il disegno più lungo del mondo". L'opera, infatti, che misura 83,50 metri di lunghezza per un'altezza di un metro e mezzo, è stato iniziata, nel novembre del 1989, ed esposta nella sua stesura definitiva, in anteprima mondiale, a New York nel 1992, ottenendo successo di pubblico e critica.
 
 
 
Paola Nicita,
Oggi Sicilia, Palermo,18 ottobre 1997