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Don
Chisciotte, eroe
errabondo nelle tele grandi
di D'Alessandro |
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Nicolò
D'Alessandro,
l'autore
della
Valle
dell'apocalisse,
un
disegno
a
china
giudicato
"il
più
lungo
del
mondo",
vuole
ancora
stupirsi
e
stupirci
impegnandosi
nella
interpretazione
del
Don
Chisciotte.
Egli
è
in
sintonia
con
un
modo
paziente
e
nello
stesso
tempo
spettacolare
di
fare
pittura,
come
appunto
in
quel
disegno
dalle
proporzioni
sugli
incubi
dell'Apocalisse
lungo
ottantatre
metri
e
mezzo
e
alto
un
metro
e
mezzo
che
ha
incantato
sia
negli
Stati
Uniti
che
in
Europa
per
la
carica
visionaria
ed
esplosiva
che
sta
alla
base
della
rappresentazione
grafica.
Il
Don
Chisciotte
di
Nicolò
D'Alessandro
ha
dimensioni
meno
grandiose,
ma
pur
sempre
si
tratta
di
ottanta
pannelli,
alcuni
di
un
metro
per
due,
altri
di
un
metro
e
mezzo
per
due
e
altri
ancora
i
più
grandi
di
un
metro
e
mezzo
per
tre
destinati
agli
episodi
più
interessanti
ed
del
romanzo.
Una
buona
metà
del
lavoro
è
già
stata
compiuta
nel
silenzio
dello
studio
dove
l'artista
si
reca
spesso
nelle
primissime
ore
del
mattino,
attraversando
la
città
deserta,
o
dove
talvolta
rimane
a
disegnare
fino
alle
ore
della
notte.
Quello
che
sta
realizzando
è
"l'allampanato
cavaliere
che
lento
ma
inarrestabile
cavalca
nei
secoli
seguito
dal
suo
scudiero
tondo
e
proverbioso",
secondo
la
plastica
definizione
che
dei
personaggi
del
Cervantes
ha
dato
il
critico
Cesare
Segre.
Ma
D'Alessandro,
nel
riproporre
il
Don
Chisciotte,
sta
seguendo
l'impostazione
data
nell'Ottocento
alle
sue
incisioni
Gustave
Dorè,
il
famoso
francese
della
Divina
Commedia,
dell'Orlando
Furioso,
dei
racconti
di
Balzac
e
delle
Favole
di
Perrault.
Per
la
Valle
dell'Apocalisse,
iniziata
nel
1989
e
completata
nel
1992,
l'artista
ha
utilizzato,
nel
corso
di
tre
anni,
due
litri
di
inchiostro
di
china
e
quarantadue
pennini
a
punta
fine.
Per
il
Don
Chisciotte
egli
utilizza
ancora
l'inchiostra
di
china,
ma
i
disegni
li
traccia
con
pennellini
sottili
che
gli
consentono
delicate
sfumature.
Naturalmente
D'Alessandro,
che
oltre
alle
qualità
di
grafico
ha
anche
quelle
dell'intellettualità,
prima
di
accingersi
al
lavoro
è
entrato
nello
spirito
dell'immortale
romanzo
del
Cervantes,
e
spiega
anche
i
motivi
della
sua
scelta:
"Don
Chisciotte
è
un
personaggio
inattendibile
in
quanto
attraverso
la
fantasia,
attraverso
il
desiderio
dell'amore
verso
Dulcinea,
cerca
di
conquistare
l'Altrove
nonché
il
senso
dell'avventura
e
della
bellezza.
Ho
scelto
di
illustrare
Don
Chisciotte
credo
che
la
poeticità
che
emana
dal
personaggio
possa
in
qualche
modo
riscattare
il
disadattamento
degli
artisti
di
oggi,
di
tutti
coloro
che
credono
ancora
negli
spazi
della
libertà
individuale".
Un
impegno
coraggioso
senza
dubbio,
quello
di
Nicolò
D'Alessandro
perché
l'immagine
del
Don
Chisciotte,
così
come
ce
l'hanno
consegnata
la
letteratura,
così
come
ce
l'hanno
riproposta
le
arti
figurative,
è
stata
fissata
in
circa
quattro
secoli
da
pittori,
incisori,
scultori,
narratori
e
uomini
di
cinema
e
di
teatro.
Si
tratta
di
un
personaggio
dalla
vita
perenne,
così
come
il
suo
fedele
e
arguto
scudiero
Sancio.
L'artista
ha
iniziato
il
suo
nuovo
lavoro
fissando
le
immagini
più
familiari
ai
lettori
del
romanzo,
quelle
che
presentano
il
cavaliere
errante
e
lo
scudiero,
ed
ha
illustrato
le
numerose
vicende
liete
e
tristi
dell'eroe
solitario.
"Cerco
di
farmi
coinvolgere
dice
il
pittore
dal
perché
è
il
segno
grafico
mi
consente
con
la
massima
libertà
possibile,
di
entrare
nelle
pagine
del
Cervantes,
di
farmi
suggestionare,
incuriosire
ed
esaltare
dai
suoi
fantasmi".
E
tuttavia
D'Alessandro
umiltà
dice
ancora:
"Anche
se
metà
del
mio
lavoro
è
stato
fatto,
mi
considero
sempre
pronto
a
distruggere
i
disegni
già
terminati
e
ricominciare
da
capo,
e
con
lena,
qualora
non
sufficientemente
convinto
risultato
finale".
Parte
dei
pannelli
si
arrotolata
e
accostata
stanza.
Altri
disegni
spiegati
sulle
pareti
dello
studio
in
penombra,
sia
completati
che
quelli
incompleti.
Una
luce
accesa
all'improvviso
svela
al
visitatore
i
personaggi
del
Cervantes:
il
volto
scavato
del
Don
Chisciotte,
il
ben
pasciuto
Sancio,
la
delicata
Dulcinea,
i
paesaggi
sterminati,
il
vento
in
lontananza,
il
ronzino
che
pare
si
regga
a
pena.
Un
affresco
denso
di
umori
che
D'Alessandro
tende
completare
per
l'autunno
per
una
mostra
in
terra
iberica;
poi,
così
avvenuto
per
le
altre
avventure
grafiche
dell'artista
il
cavaliere
errante
continuerà
a
peregrinare
e
a
vasti
spazi
fino
a
re
di
nuovo
la
Sicilia.
Giuseppe
Quatriglio,
Giornale
di
Sicilia,
28
luglio
1999
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