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83
metri di delirio ragionato
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Anche
visto
in scala,
nella
riduzione
uno a
dieci
così
come è
stato
riprodotto
piegato
ventiquattro
volte
dalla
Cross-Cultural
Communications
di New
York,
il disegno
di Nicolò
D'Alessandro
"La
Valle
dell'Apocalisse"
è
straordinario
e imponente.
Ha una
carica
visionaria
esplosiva,
è
un delirio
ragionato,
se si
vuole
fare passare
questa
espressione;
un concentrato
di fantasia
e di estro
pittorico,
di capacità
inventiva
e di tecnica
grafica.
Il segno
è
petto,
nitido,
personale.
Quello
di un
artista
padrone
dei propri
mezzi
espressivi.
Una
sintesi
rischia
di essere
riduttiva,
ma per
offrire
una idea
di questo
disegno,
lungo
ottantatre
metri
e mezzo
e alto
un metro
e cinquanta.
così
come è
stato
visto
nelle
ovattate
sale di
Palazzo
Asmundo,
bisogna
fare riferimento
alla folla
di immagini,
circa
tremila,
che popola
lo smisurato
affresco,
alle creature
aeree
e ai cavalli
alati
agli angeli
a spada
sguainata
e ai laidi
diavoli,
agli uccelli
e alle
bestie
feroci,
ai teschi
ammucchiati
e ai mostri
ghignanti,
alle montagne
e ai vulcani
fumanti,
alla luce
e ai soli,
ai grovigli
di serpenti
e alle
indecifrabili
presenze,
ai visi
noti e
agli anonimi
volti.
Anche
i dati
tecnici
sono da
primato.
Il disegno,
eseguito
su carta
Fabiano
a rotolo
di duecentoventi
grammi
a metro
quadrato,
pesa venti
chili.
Per realizzarlo
l'artista
ha usato
due litri
di inchiostro
di china
e quarantadue
pennini
a punta
fine.
Ha iniziato
a lavorare
il 6 novembre
1989 e
ha tracciato
l'ultima
figura
il 20
settembre
1992.
Tre anni
di lavoro
ininterrotto,
giorno
dopo giorno,
ossessivo,
inseguito
dal suo
bestiario
medievale
e accompagnato
dai fantasmi
messi
in moto,
lanciati
in aria
e spinti
a palesarsi
inquietanti
da Nicolò
D'Alessandro.
I
primi
quaranta
metri
del disegno
sono stati
esposti
in anteprima
a Racalmuto
nel 1991,
un omaggio
alla memoria
di Leonardo
Sciascia;
l'anno
successivo
il disegno,
battezzato
"il più
lungo
del mondo"
e già
da Guinnes,
è
stato
presentato
in anteprima
mondiale
alle Nazioni
Unite
e nel
corso
di un
ciclo
di conferenze
in due
università
di New
York e
alla Wiesner
Gallery
della
stessa
metropoli
americana.
Ma
come ha
sentito
questo
disegno
l'autore?
Come lo
ha presentato
a se stesso
e altri?
Nel breve
testo
datato
"agosto
1991",
D'Alessandro
definisce
"La Valle
dell'Apocalisse"
"una stupida
passione
intellettuale"
e conclude
affermando
che "in
fondo,
è
solo un
inattendibile
desiderio
fuori
misura".
Conversando
con il
pittore
emerge
meglio
il suo
pensiero:
""La Valle"
è
un assemblaggio
di tutte
le mie
visioni.
Dentro
il disegno
ci sono
le mie
esperienze
figurative
che inglobano
Dürer,
Goya,
Schongauer
e altri
ancora.Sono
le esperienze
che mi
hanno
portato
ad accrescere
questa
sorta
di spettacolarizzazione,
mi hanno
portato
a una
certa
teatralità".
E
dice ancora:
"Avendo
in mente
questa
spettacolarizzazione
dei miei
temi,
mi sono
ritrovato
a riflettere
sulla
possibilità
le amo
di realizzare
un vasto
disegno
che consentisse
di entrarvi
dentro.
Per
questo
ho ideato
una scena
totale,
una grande
installazione
circolare
che potesse
immettere
direttamente
dentro
la Valle.
Da qui
anche
il senso
metaforico
del disegno".
Ma
cosa c'è
dentro
"La Valle
dell'Apocalisse"?
"E'
un affastellarsi
di tutta
quanta
l'iconografia
apocalittica
che ci
appartiene
attraverso,
la letteratura,
l'arte
e anche
la demologia;
ma c'è
dentro
anche
nella
Valle
la rappresentazione
della
grande
Apocalisse
che stiamo
sperimentando
oggi:
il disastro
ecologico,
la sovrappopolazione,
le grandi
migrazioni,
la droga
la nuova
peste
del secolo,
la violenza,
il disagio
collettivo
del vivere
il nostro
tempo.Tuttavia,
notevole
importanza
ha nel
disegno
il rapporto
con la
memoria
storica.
Per questo
sono evidenti
le citazioni
che appartengono
alla tradizione
(persiana,
indiana,
greca),
Alla
fine,
per rendere
credibile
l'insieme,
quindi
per attualizzarlo,
ho inserito
personaggi
noti quali
il Papa,
Einstein,
Bob Kennedy,
Eltsin,
Breznev,
Andreotti,
Craid,
Sciascia.
Il
dato dell'attualità
è
rappresentato
anche
dall'essermi
posto,
autobiograficamente,
come artista
di fronte
alla società".
Qual
è
l'intendimento
del disegno
al di
là
del mero
fatto
artistico?
"Ecco.
Vorrei
parlare
della
moralità
dell'artista.
In questa
impresa
ho dovuto
sacrificare
due anni
della
mia vita.
L'ho fatto
consapevolmente
per dare
un segnale
forte,
non tanto
sulla
qualità
dell'opera
(il giudizio
spetta
agli altri),
ma sull'impegno,
sul grande
sforzo
affrontato
per dare
dignità
al disegno
e così
sentirlo,
e farlo
sentire,
come un
invito
per il
recupero
del valore
della
professionalità
e del
lavoro.
E' stata
una fatica
mostruosa
e non
posso
dire che
mi sono
divertito,
perché
non mi
sono divertito
affatto.
Ho disegnato
fino a
farmi
male,
tanto
è
vero che
il rischio
è
stato
quello
di rendere
spettacolare
un disegno
eccessivo
e un po'
più
lungo
degli
altri.
Ma ho
voluto
indicare
ai giovani
che, operando
con tenacia,
si recupera
il senso
del lavoro
e dell'amore
per la
propria
attività".
Globalmente,
e in breve,
qual è
la raccontata?
"Due
guerrieri
dalla
lunga
lancia,
le spalle,
stanno
a guardia
della
Valle.
Ho dovuto
impegnarmi
molto
per potere
sintetizzare
quello
che entrava
entro
questa
de di
saga nella
quale
la stona
si con
la cronaca
e il mito
sì
confonde
con realtà.
In definitiva,
sì
tratta
di un
gioco
diventa
apocalittico
in quanto
i sono
tanti.
Sostanzialmente
c'è
serenità
la rappresentazione
che è
piena
di simbolo
che non
disvelerò
perché
a me interessato
che i
rapporti
che esistono
tra i
vari simboli
siano
decodificati
da chi
li sa
leggere".
Ci
sarà
una illustrazione
pubblica
del segno?
"Assieme
alla Valle
rappresentata
grafia
mente
c'è
una Valle
scritta.
Voglio
dire ieri
sera è
stato
presentato
un mio
libro,
proprio
sulla
genesi
del disegno,
edito
da Angelo
Mazzotta.
Poi, dal
12 marzo
al 9 Salvatore
Le Moli
Ayala
proporrà
una cronaca
fotografica
della
Valle
all'associazione
culturale
Photografia,
in via
55".
In
poche
parole,
cos'è
"La Valle
dell'Apocalisse
"?
"E'
un desiderio
segreto,
è
un sogno
realizzato
a Palermo,
una città
difficile.
E' un
desiderio
quello
di speranza
al futuro
là
quindi
un progetto
di speranza,
speranza
di meglio
la nostra
realtà".
Giuseppe
Quatriglio,
Giornale
di Sicilia,
1 marzo
1996
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