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Apocalisse
contro apocalisse
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Ovunque
tracce di passato, archeologie della memoria,
ricordi di altre civiltà, reperti recuperati
al quotidiano; alle pareti linee, curve, donne
misteriose, bucrani, figure degli arcani. In
questa dimora si ha l'impressione di essere
continuamente osservati da personaggi strani,
vari, affascinanti e mostruosi, che colpiscono
per la loro forza tagliente, per la loro decisa
aggressività, per un tratto beffardo
e impietoso.
Le
si potrebbe quasi ritenere creature di un "padre-padrone",
costrette a una rappresentazione della brutale
realtà, della violenza incombente, dell'inesorabilità
della falce, strumento della fine prossima.
Ma Nicolò D'Alessandro, questo "padre-padrone",
è al contrario una persona gentile e
sensibile, dotata di uno spiritello sornione
e di una instancabile passione per il suo lavoro.
Attività
frenetica la sua, inarrestabile flusso di segni,
idee, pensieri, impressioni e parole. E non
esiste certo un distacco tra l'uomo e l'artista,
tra il disegnatore senza tempo e il critico
attento, tra la sua grafica intelligente e il
suo impegno sociale per il cambiamento di questa
città intrisa di una cultura retrograda
e collusa.
E
la consapevolezza della brutalità contemporanea
e della disfatta dei valori umani, anche quelli
più elementari che inorridisce l'uomo
e fa agire l'artista e il pensatore. D'Alessandro
non media, affonda il suo "penninobisturi" sul
foglio e crea squarci profondi, soggetti senza
più illusioni. Alla scrittura affida
quasi l'impostazione teorica del suo operare,
svelando in altra veste la sua fervida creatività.
Numerose
le sue pubblicazioni che spaziano dalla ricerca
in campo estetico a una letteratura più
intimista, in forma di pensieri espressi per
frammenti, di appunti, racconti brevissimi,
anche di poche righe. I suoi scritti si rivolgono
forse e innanzi tutto a se stesso, al suo ruolo
di artista nella realtà del presente,
alla sua idea di partecipazione nella società,
in qualità di pensatore e operatore.
Pittura in Sicilia Dal futurismo al postmoderno
è uscito nel 1991 edito da "La Ginestra".
E' un volume di 330 pagine 434 illustrazioni:
corposo sia nelle immagini quanto nei dati e
nei riferimenti che contiene. Il testo compie
un excursus su circa sessanta anni di vicende
artistiche siciliane, intrecciando umori, tendenze,
movimenti locali con il panorama artistico nel
resto d'Italia. D'Alessandro comincia a raccogliere
materiale già dal 1967, trascrivendo
puntigliosamente ogni fatto registratosi in
questa periferia del mondo, dove quanto accade
spesso non ottiene risonanza o non accende il
dovuto interesse. Pittura in Sicilia passa in
rassegna la complessività degli esiti
artistici isolani, con la consapevolezza dell'autore
di non possedere uno "spirito profetico" per
potere e volere "consegnare" gli artisti alla
storia ma di offrire un ulteriore contributo
alla lettura di una situazione vivace e fervida
che è degna di essere ulteriormente analizzata
e dibattuta.
D'Alessandro
divide il testo in più parti.
Nella
Prima, "Appunti", inquadra la sua condizione
criticoanalitica, rispetto al sistema
dell'arte, all'"avanguardia siciliana", ponendosi
dalla parte di chi intende fare un certo "cronismo
anacronistico". "E' quasi un'antologia di riflessioni,
intorno ad alcuni temi fondati che precedono
il materiale raccolto nella seconda...". Questa
è una trattazione "storicamente e cronologicamente
accertabile", nella quale vengono citati artisti,
operatori culturali, galleristi, critici militanti
in una sorta di "concerto critico a più
voci". Negli "Allegati", infine, D'Alessandro
dedica alcune pagine alla letteratura siciliana
d'avanguardia, alla ricerca sperimentale nel
teatro e nella musica, agli sviluppi della fotografia
e del cinema. La fatica impiegata nella redazione
di questo volume non ha di certo frenato, neanche
per un attimo, il pennino di D'Alessandro. L'obiettivo
da raggiungere è quasi impossibile, un'idea
folle, un'ossessione o un desiderio che non
lo abbandona, forse un gioco da adulto: 80 metri
di disegno, un'enorme meditazione sulla vita,
sugli uomini, sull'attesa di una fine prossime
e della catastrofe del mondo. L'artista affronta
la superficie bianca della carta e l'assenza
di immagini. Il 6 novembre 1989 accoglie la
sfida.
Il
suo viaggio di un navigatore solitario nell'enorme
oceano dell'immaginario privato e collettivo,
dove affiorano figure e animali, mostri e idoli,
miti, creature immaginarie e reali, personaggi
della storia presente e passata. La Valle dell'Apocalisse
accoglie il destino di tanti, è la rappresentazione
del tempo scandito da sogni e incubi, passioni
e tragedie.
Due
guerrieri dalle lunghe lance stanno a guardia
della valle, che si apre a ferro di cavallo
e inghiotte chi vi entra.
In
questi vortici senza scampo emergono conoscenze
consce e inconsce, citazioni da grandi artisti
che D'Alessandro ha studiato e ammirato: Dürer,
Bosch, Schongauer. Il disegno corre dall'inizio
alla fine con l'incisività di sempre,
conserva le sue qualità, la sua capacità
descrittiva e la sua lucidità nel dettaglio
fino all'ultimo tratto.
Un
grande equilibrio d'artista, la dimostrazione
di un acquisto geniale virtuosismo, in una emblematica
iconografia dell'infelicità umana. Scrive
D'Alessandro: "La Valle dell'Apocalisse è
una tenera, stupida menzogna che converge al
centro, per necessità, in un mondo affollato
di trappole e d'inganni".
Emilia
Valenza,
Primafila,
a. I, n. 6, giugno 1993
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