![]() |
![]() |
|
In
mostra a New York
|
|
Il
28 ottobre, alla Galleria Wiesner, di fronte ad
una folla di ammiratori, Nicolò D'Alessandro,
uno dei grafici più interessanti, ha presentato
il suo lavoro fantastico sia per la monumentale
misura che per il soggetto. Mi riferisco ad un
disegno della lunghezza di 83 metri e della larghezza
di 1,50 dal titolo La Valle dell'Apocalisse,
che è il disegno più lungo del mondo.
Realizzato con inchiostro su uno speciale rotolo
di carta, era originariamente destinato ad essere
esposto circolarmente con l'unica interruzione
di apertura. Su entrambi i lati dell'apertura
due guerrieri opposti l'uno all'altro fanno da
guardiani ad una Valle nella quale vi sono tanti
tipi di creature, immaginarie e reali, mostruose
e toccanti per la loro bellezza. Immagini di bestie
ispirate al medioevo e ritratti di politici attuali,
vulcani ed esseri mitologici che hanno infestato
l'immaginazione umana nelle varie epoche e ritratti
di uomini che hanno caratterizzato il mondo moderno.
E' quasi impossibile offrire in così poco
spazio una lista di leader politici che hanno
in qualche modo fatto una apparizione nella Valle
di D'Alessandro; ciò che è interessante
di tali figure non è la loro attualità,
bensì il fatto che l'artista abbia ritratto
ognuno di loro da un punto di vista personale
dando così un significato artistico o politico:
l'ex Primo Ministro Andreotti, per esempio, è
mostrato con gli occhiali scuri per simbolizzare
la sua visione della politica; Bettino Craxi è
rappresentato con una sola lacrima che scende
sul suo viso, forse una premonizione (il disegno
fu completato nel 1989) dei guai che egli e il
suo partito stanno passando in questi giorni,
Saddam Hussein, l'Ayatollah Khomeini, Brezhnev,
Yeltsin, Castro e Ted Kennedy sono tutti nella
Valle. Insieme allo scienziato Einstein
che mostra la lingua, al pittore Dalì,
allo scrittore Sciascia ed a migliaia di altri
volti disegnati in ordine sparso.
D'Alessandro
mi confidò che chiunque entrava nel suo
studio mentre lavorava alla Valle, finiva
per essere inserito nel disegno. E' ovvio comunque
che le facce della folla sono delle reminescenze
consce e a volte inconsce di tutta l'arte da lui
appresa e letta. Da un punto di vista pittorico
queste reminescenze tradiscono la sua ammirazione
per i maestri incisori tedeschi, da Dürer
a Schongauer. La presenza di Bosch, come è
evidenziato dall'insistenza dell'artista sul fantastico
ed il mostruoso, non può essere messa in
discussione, così come D'Alessandro non
ha dimenticato la sperimentazione di Leonardo
con i volti.
D'Alessandro
ha riempito il suo disegno di 83 metri di innumerevoli
citazioni artistiche e letterarie che costituiscono
una sfida allo spettatore per identificare quanti
più personaggi possibile. A volte gli spettatori
vedranno in questo disegno ciò che vogliono
vedere rendendolo così un gigantesco Rorschach.
La
natura enciclopedica del disegno testimonia il
vasto retroterra culturale di D'Alessandro, i
suoi studi e la sua versatilità. Non sorprende
che la sua creatività debba trovare altre
uscite. Egli è infatti autore di numerosi
importanti libri di storia dell'arte ed inoltre
contribuisce con scritti critici su giornali e
riviste. Tra i suoi scritti un volume particolarmente
interessante: Pittura in Sicilia dal Futurismo
al postmoderno.
Un
aspetto interessante è rappresentato dalla
fantastica unità che l'artista ha raggiunto
nonostante la diversità e contraddittorietà
degli elementi presenti del disegno. Piuttosto
che un disegno frammentario 83 metri di
eventi e persone diverse appartenenti a epoche
diverse abbiamo l'impressione di guardare
un unico mondo, numerose specie e razze diverse
di esseri i quali, nonostante parlino lingue diverse,
pronunciano essenzialmente le stesse parole. Comunisti,
marxisti, cristiano-democratici, maoisti, capitalisti
ed altri, nonostante diversi tra loro, sono parte
della stessa metafora: costoro ed il resto del
genere umano sono portati in questo luogo per
incontrare il Creatore ed essere di nuovo con
il Suo spirito sempre. E' un peccato che la mostra
di D'Alessandro sia stata a New York per così
poco tempo. L'opera è un interessante e
ricco excursus in un regno immaginario che inevitabilmente
parla a noi del nostro mondo.
Gaetano
Cipolla,
Italian
Journal, n. 5, vol. VI, 1992;
(traduzione
di Manuela Romeres)
|