Il disegno più lungo
Sono passati dieci anni dall'ultima personale palermitana di Nicolò D'Alessandro ed è solo grazie all'Amministrazione comunale di Racalmuto, alla sua politica culturale che tende a promuovere ed a valorizzare gli operatori locali invece di sperperare denaro pubblico per "grandi rassegne" importate e preconfezionate, se è stato possibile vedere nuovamente l'opera grafica di D'Alessandro in città: nella bella cornice di Villa Malfitano, nella casina degli uccelli, sono stati esposti fino a metà dicembre 141 disegni dal Bucranio del '73 a L'orecchino del '90.
Questa mostra fa seguito all'esposizione de La Valle dell'Apocalisse nell'Auditorium Santa Chiara di Racalmuto. "E', questa Valle dell'Apocalisse, una bugia virtuosa. E', questa Valle un plagio, la combinazione di moltissimi plagi. Una mistificazione. Un grande orecchio che ascolta". Così D'Alessandro scrive e vede questa opera in progress che lo vede impegnato, dalla fine dell'89, per la realizzazione del disegno più lungo del mondo (1,50 x 80 m) e di cui ha esposto una prova più aperta di 40 m. E' questo di D'Alessandro un poema narrato col disegno, scritto in una lingua che non ha bisogno di traduzioni, che supera la Babele dei linguaggi.
Possiamo immaginare quale forza evocativa deve avere sprigionato, in quell'osservatore acuto e sensibile che è D'Alessandro, la visione di un bucranio al centro di un lago prosciugato se, da questo evento, ha iniziato una inesausta produzioni di disegni che dal '73 segna la ripresa della sua attività artistica. Ripresa rispetto alla sospensione avvenuta nel '69, quando espone, al Circolo Empedocleo di Agrigento (che aveva ospitato la sua prima personale di pittura nel '63), con intento palesemente provocatorio e di contestazione le sue "tele bianche", chiudendo così con la pittura e dedicando invece le sue energie ad attività teatrali e pubblicistiche.
Dal 1973 si è aperta la stagione delle mostre, infatti, in questi 18 anni di D'Alessandro ha tenuto una cinquantina di personali; ha esposto prevalentemente nei Paesi dell'Est europeo (ricordiamo le sue mostre a Bucarest e a Budapest nell'81, a Belgrado e a Zagabria nell'83, nell'88 a Mosca, nel '90 a Praga, nel '92 a Bratislava) nonché ad Amsterdam e a New York.
I poemi devono aver sempre affascinato l'artista se da giovanissimo si cimenta nella traduzione di Dante in dialetto agrigentino; quest'attenzione alla narrazione poetica si avverte in tutta la sua produzione grafica. D'Alessandro ci racconta le imprese epiche e amorose dei cavalieri, i costumi e le vanità delle dame, i trucchi e le beffe dei giullari, le apparizioni mistiche di angeli e quelle sataniche di mostri: il tutto narrato attraverso un'iconografia prevalentemente nordica: ricordiamo Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo da Dürer, L'Arcangelo Gabriele da Schongauer, il Giardino delle Delizie e La Nave dei Folli da Bosch.
Nelle opere di D'Alessandro si colgono due aspetti, due diverse maniere di affrontare il foglio bianco: quella, più minuziosa e paziente, che tesse infinite trame e crea quella rete continua che svolgendosi sull'intera superficie contrasta l'horror vacui. L'altra, veloce e tagliente che lo conduce a piccoli interventi gestuali ed essenziali eseguiti non con il segno tremulo di un semplice pennino ma con il taglio di un colpo di rasoio. Non segni, dunque, ma veri e propri tagli dai quali schizza il sangue nero d'un inchiostro che può far rabbrividire: alla vista, cioè, di tutti quei piccoli delitti consumati, senza conseguenze, su un foglio di carta. Come scrive Bruno Caruso nella sua bella presentazione inserita nel catalogo-monografia, ricco di riproduzioni, di notizie biografiche e di altri interessanti testi critici.
 
Zoe Baragli,
Kalòs, n. 6, novembre-dicembre 1991