Gli antichi furori
Gli è rimasta l'antica passione civile, quella passione limpida che ne ha fatto un grande artista e nel contempo un operatore culturale serio, lucido, che affida le sue ragioni alla mente e al cuore. Parliamo di Nicolò D'Alessandro il cui valore non scopriamo di certo ma che a ogni occasione che abbiamo di rincontrarlo ci ricarica di mai sopite passioni culturali, di tensioni ideali nobilissime.
D'Alessandro trasmette questi valori, ci dice che val sempre la pena di battersi per questa terra, per il suo domani. A Racalmuto ha esposto un grafico di quaranta metri. Un lavoro immane se si pensa che è tutto in china. Una grafica che in nessun momento appare monotona e anzi col gioco dei chiaroscuri e per le tematiche espresse comunica intense suggestioni. Al competente la dissertazione sulle tecniche, all'appassionato il dovere (e in questo caso la soddisfazione) di narrare emozioni vere, umanissime, perché il contatto con D'Alessandro in quel di Racalmuto ha avuto due momenti precisi: l'uomo dinanzi l'artista tramite l'opera d'arte esposta e l'uomo dinanzi l'altro uomo senza più alcun tramite. Guardarsi negli occhi e capire che Nicolò D'Alessandro ha ancora dentro, con la stessa forza degli anni giovanili, fiamme e serpenti, furori indelebili; il suo grido di libertà è forte, chiaro, avvince e commuove, esalta e fa sperare.
 
Enzo Alessi,
La Tribuna,Agrigento,
23 novembre 1991