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Quaranta
metri
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Non
sempre le dimensioni di un'opera d'arte coincidono con la
sua efficacia espressiva, con la sua "qualità".
Anzi,
è più facile che accada il contrario. Ma quando
Nicolò D'Alessandro, iniziata da poco il 6
novembre 1989 la sua non ultimata fatica, preannunciò
con lucidità ed entusiasmo... disarmanti l'intento
di realizzare il "disegno più lungo del mondo", molti
e anche noi furono certi di non dover nutrire
preoccupazione alcuna.
Certo,
Nicolò voleva innanzitutto compiere un'azione dimostrativa,
lui, siciliano innamorato di una "certa idea" della Sicilia,
pronto a riscattare a colpi di matita le note umiliazioni
(volute e non) con un'alzata di ingegno provocatoria. Preso
in affitto un locale ad "hoc" a Palermo, è nata così
la prima metà (lunga 40 metri, alta 1,50) della sua
La Valle dell'Apocalisse, ora esposta in anteprima assoluta
a Racalmuto nell'Auditorium S. Chiara, sino all'1 dicembre
prossimo, con il contributo decisivo dello scrittore Pietro
Carbone.
Ma
non è il record o il primato, dicevamo, che a Nicolò,
e a noi, impressionano.
L'ha
detto chiaramente. Con lo stesso nitore del segno a china
diluita con il quale da sempre, istintivamente, ci ha colpito,
parlato, emozionato. Nicolò è nato per disegnare,
è un grafico. E questo lui vuole fare nel modo più
pieno e migliore possibile. Al limite della perfezione.
E'
un messaggio: ciascuno faccia bene quel che sa fare. La
risposta migliore, certo, pur sempre un tentativo, per chi
vive "in una "apocalittica" isola: istituzioni in disfacimento,
sgretolamento di ideologie, carenza di cultura, mancanza
di valori".
Ed
ecco che la Valle è lì, a offrirci una lettura
libera, autonoma, individuale, con la sua carrellata di
volti riconoscibili, di metafore ampie, di mostruosità
eloquenti; con il desiderio che ispira di uscirne alfine,
in qualche maniera, con più consapevolezze di prima;
una valle né peggiore né migliore di quell'altra
quella della realtà nella quale siamo
tutti personaggi in cerca di "qualcosa". "Un disegno senza
confini". Come la vita, in fondo.
"E'
la paura del foglio bianco che, beffardo, mi invita al disegno".
E ancora: "una tenera, stupida menzogna, una bugia virtuosa",
scrive D'Alessandro della sua Valle.
Sì,
è vero: "A un disegnatore non si richiede di rifare
il mondo". Ma Nicolò D'Alessandro può esserne
certo: tutta la sua attività, anche quella di scrittore,
e soprattutto quest'ultima sua felice intuizione, un pezzettino
di un "certo" mondo, almeno in noi, ha contribuito a ricostruirlo.
Laura
Montanti,
Trapani
Nuova, Trapani
22
novembre 1991
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