L'agudeza del suo occhio
Segno, disegno, una scrittura che sfida verifiche reali ed immaginarie; trama scampata alla vampa cosmica, registrazione di fermenti filosofici e letterari; rete per una pesca miracolosa; bozzolo dal quale uscirà, forse, una farfalla, un noumeno che si insegue, ed è già un essere, nel farsi, nel dipanarsi, arruffarsi delle linee. Hanno la silenziosa crescita del seme, della nuvola, della brina, della macchia, enigma ed annuncio.
I vangeli raccontano, anzi proprio il prediletto Giovanni, che il Figlio, presso il Tempio, "si chinò e con il dito si pose a scrivere in terra". Chi ha letto quelle parole, decifrato quei segni? Nessuno, certo, li ha tramandati, storicizzati.
Vi sono segni e disegni (la Provvidenza, il Fato) che per magia, mistero e profezia, per "audacia pensante" (cito Alain), anzi "mistica" (così acutamente la corresse Leonardo Sciascia), risalgono a quel racconto, con lucido delirio, ossessione, tentano di riscoprire quelle parole, nella polvere del tempo, nella sabbia del deserto dell'uomo.
Così è per Nicolò D'Alessandro. Prima delle punte della matita e del pennino, è l'agudeza del suo occhio (la presenza più cotante ed inquietante dei suoi fogli), a striare la tavola esistenziale, a tenere una mappa del labirinto, ad avviare il fluxus di una mostruosa creazione, segreta, o scordata, espulsa dai giorni della Genesi.
 
Alberico Sala,
Nicolò D'Alessandro,
Sellerio editore, Palermo 1991