Un'anima per il futuro
Esiste una classicità del barocco? La ridondanza, la lussuria della forma può sposarsi con il rigore, con la freddezza del progetto? Sembra un matrimonio impossibile. Eppure, se ci si pensa, è da questa paradossale relazione che sembra nascere il meglio dell'arte attuale. E poiché ciò che avviene nell'arte è ­ nei casi migliori ­ una speciale allegoria di ciò che avviene nella vita, sembrerebbe che i nostri vacui e rissosi giorni abbiano tuttavia un'anima.
Essa consiste, forse, nella ricerca di un'esistenza che rifiuti il consumismo dominante e scommetta su una difficile armonia fra le contraddizioni della civiltà postmoderna e il riaffermarsi di una forte eticità.
In questo caso, la mancanza di certezza non produrrebbe un abbandonarsi al cinismo e allo spreco, ma costituirebbe uno stimolo a un ben più profondo gusto della conoscenza, della memoria, della responsabilità.
Di questa tensione, Nicolò D'Alessandro è una testimonianza sincera e profonda, impreziosita da una visionarietà e da una perizia straordinarie. La sua grafica mira a far quadrare il circolo fra memoria e utopia, sacralità e dissacrazione, enigma e lucidità, malinconia ed entusiasmo.
Quelle sue figure solenni e dilaniate, quei mostri così ben paludati, quegli sguardi vitrei e tuttavia infuocati sembrano disegnare, malgrado tutto, un affettuoso e dispettoso ottimismo.
Senza concedersi nessuna consolazione, i prodigiosi disegni di D'Alessandro continuano a scommettere sulla storia. E lo fanno dal fondo di una disperazione e di uno scherno che rendono gli uomini "più umani", in quanto ne svelano ­ dietro le forme della loro stessa megalomania ­ la loro sconfinata miseria.
 
Michele Perriera,
Nicolò D'Alessandro,
Sellerio editore, Palermo 1991